Caramagno_Lab_Soc_16In Aula Magna dell’Istituto scolastico “Ruiz” di Augusta, giorno 18 febraio, si è svolto, per i nostri soci, la prima parte del programmato incontro nell’ambito del Laboratorio sopra citato. La seconda parte conclusiva dello stesso  si effettuerà a marzo prossimo, in data ancora da definire.

Il presidente, dr. Giuseppe Caramagno, relatore della serata, aveva indicato quale oggetto della sua conversazione, la seguente espressione del filosofo Platone: “Quando la vista esteriore si abbassa, quella interiore aumenta” e formulato la seguente domanda  per la conversazione e condivisione degli interventi di due soci:

“Ritieni che vivendo “la giovinezza dello spirito” e seguendo l’affermazione del filosofo Platone possano alleviarsi i disturbi della depressione, della solitudine e della stanchezza psicologica, spesso diffuse nella fase della terza età? Se sì, come?”

La Prof.ssa Anna Lucia Daniele, membro del direttivo e responsabile dei corsi,  fungendo da coordinatrice e moderatrice dell’incontro, dopo i saluti di rito, ha ricordato ai presenti la precedente relazione del 4 c.m., sempre a cura del presidente Caramagno, nell’ambito della medesima disciplina,  avente ad oggetto: “Si ha l’età che ci si sente” – Perché e come decidersi a rimanere  “giovani nello spirito”.

Ha quindi esordito il  presidente Caramagno, con un ringraziamento alla coordinatrice-moderatrice e un caloroso saluto agli astanti.

Egli, introducendo la sua conversazione, ha messo in evidenza il valore dell’uomo, abitante il pianeta Terra, e per i cristiani, frutto dell’amore infinito ed espansivo di Dio, unitamente all’amore dei genitori. Quindi, rifacendosi alla relazione in aula dell’11 c.m. dell’astrofisico, prof. Giuseppe Marino, “Dalla Terra allo Spazio”, ha pure messo in evidenza la grandezza infinita, non conosciuta e misteriosa dell’intero universo e del piccolo pianeta terra.

Continuando, il relatore, con calore umano e toccante convinzione, ha quindi letto una profonda poesia di un frate cappuccino noto in città fino all’età di 91 anni e da qualche anno deceduto, p. Amedo Iala, “Luce nel Buio” e di cui al link.

Il presidente Caramagno, premettendo che gli sarebbe risultata utile per il  suo argomentare, ha condiviso con i presenti le seguenti sue riflessioni in merito alla menzionata relazione del Prof. Marino.

In questo infinito universo esiste, come un granellino di sabbia, il pianeta terra,  la cui evoluzione è avvenuta, fino ad oggi, in circa 4.600 milioni di anni e continua a modificarsi.

In essa, il buon Dio ha creato l’uomo, accertato in Africa come Homo habilis tra circa 2,5 e 1,3 milioni di anni fa. Ma l’uomo evoluto, l’Uomo sapiens sapiens è conosciuto da circa 35.000 anni.

Dio ha parlato all’uomo da millenni attraverso i patriarchi e i profeti e, come dice il Vangelo, “Quando venne la pienezza dei tempi Egli ha parlato a mezzo del suo Figlio prediletto (Gesù Cristo)”.

Potremmo dire che così il mistero di Dio, ha un volto, un corpo: Gesù Cristo.

Gesù Cristo  rivela all’umanità il Padre,  e gli dona lo Spirito Santo e, tramite lo Spirito, fa conoscere all’uomo la sua natura, la sua origine e il suo fine di uomo essere creato da Dio e diretto a Dio.

Lui, Gesù Cristo, dice all’uomo: “Io sono la luce del mondo, chi segue me avrà la luce della vita”.

Egli, in virtù della sua morte e resurrezione, tramite l’istituzione del Battesimo, a mezzo del Spirito, imprime all’uomo il carattere di figlio adottivo di Dio e, in modo non comprensibile alla mente umana, gli fa comprendere di essere una creatura composta, per così dire, di tre motori: corpo, psiche e spirito o anima dotata di grazia, ossia di vita divina.

Caramagno_Lab_Soc_11Quindi la moderatrice, Prof.ssa Daniele, ha invitato due soci ad esprimere la loro opinione e condividere il loro vissuto con riferimento alla  domanda formulata circa l’argomento in oggetto.

Caramagno_Lab_Soc_12Lei, riassumendo i due interventi, ha evidenziato le loro toccanti e spontanee testimonianze, espresse anche con evidente commozione. Entrambi i soci hanno testimoniato tristi vicissitudini vissute nell’ambito familiare. Entrambi, dopo lunghe e pesanti malattie di propri cari, hanno dovuto affrontare il dolore e l’angoscia conseguente alla loro morte. Tuttavia, con l’aiuto della fede in Cristo, sono riusciti a trasformare le loro angoscie, pregando il loro buon Dio  e dedicandosi all’amore gratuito del prossimo tramite il volontariato.

Successivamente il relatore, convinto credente del Dio dei cristiani, con vibrante calore, ha dato lettura di una poesia con la quale, anni fa, un detenuto delle carceri romane, alla ricerca del senso della sua vita, nel silenzio della sua cella, in modo molto semplice e quasi banale, intuisce e traduce in versi, la gioia del credere in Dio, fonte della sua gioia eterna, anche se privo della libertà degli uomini.

(Ecco il link di tale poesia senza titolo ed anonima)

Testualmente il presidente Caramagno, dopo la lettura della poesia, ha  condiviso un suo brevissimo commento alla stessa, ha altresì esternato dei pensieri personali circa l’ attuale condizione umana e delle riflessioni di antropologia cristiana.

<<Le parole straordinariamente sapienti e oneste del carcerato romano mi fanno venire in mente il grido di uno scrittore russo, letto non ricordo dove e in quale contesto, ma memorizzatosi in me: «Padre mio, ti supplico e piango: esisti!».

Desidero spendere due parole sulla condizione umana, così come appare oggi a ciascuno di noi. Mentre le conquiste dell'uomo progrediscono a passi da gigante, e la natura gli rivela i segreti dell'atomo e dei pianeti, egli si ritrova, pieno d'angoscia davanti al risultato delle sue opere: le sorgenti di energia che si esauriscono, le città inquinate, l'atomo che diventa micidiale.

E sem­pre le stesse  questioni: vogliamo vivere e dobbiamo morire. Vogliamo essere felici e dobbiamo soffrire. Vogliamo fare il bene e facciamo il male. Vo­gliamo la pace e facciamo la guerra.

Ma non possiamo più ignorare il grido degli uomini che soffrono, si fanno violenza e muo­iono, e tanta ingiustizia, e le pene innocenti.

Gli uomini continuano a morire e non sono felici.

Perchè tutto ciò?

Non ho difficoltà a condividervi quanto ho sperimentato sulla mia pelle, in un intervallo della mia vita, di ben 15 anni.

Attenti studi e letture di libri e articoli sul Cristianesimo e di Antropologia umana e cristiana, mi hanno confermato quanto ho sperimentato. E cioè le conseguenze, a volte devastanti di angosce, depressioni, amarezze, solitudini, senso di insoddisfazioni  ingiustificate ecc,  ecc…sono spesso sintomi di mancanza di equilibrio e inquietudini della nostra anima che ci richiama a seguire dei sentieri spirituali per giungere a un più intenso rapporto con Dio, in essa presente, e fonte della vera  gioia, pace e serenità.

Non vorrei essere assolutamente frainteso e quindi, con forza e convinzione, desidero affermare che tale via spirituale ci aiuta ad affronta­re meglio i disturbi detti che fanno, o potrebbero fare par­te, della nostra vita.

La via spirituale suggerita, cioè del nostro equilibrio interiore dell’anima con Dio,  non pretende  di sostituire la terapia suggerita da professionisti quali psichiatri, psicologi, psicoterapeuti o altri; tuttavia è cosa ragionevo­le percorrerla, anche nel corso di una terapia, perché favorisce­ il processo terapeutico.

Detto ciò preciso che è mia opinione personale, avvalorata da parecchi casi di mia conoscenza, che i percorsi terapeutici che escludono i percorsi spirituali richiamati, difficilmente possono infondere la pace e la serenità proveniente dallo Spirito Santo inabitante nella nostra anima.

L'uomo, la vita dell'uomo e le attese dell'uomo sono in­comprensibili senza Dio: l'ago della bussola umana punta de­cisamente verso l'infinito: verso Dio!

Il desiderio di felicità, in­fatti, è desiderio di Dio.

Ho personalmente sperimentato quanto vera sia l’espressione di sant’Agostino:

“Il mio cuore non riposa in pace se non riposa in te”>>

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La Redazione.


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