Neri_ridPubblichiamo una sintesi della lezione di Geologia dal titolo “Tecnica, etica e solidarietà sociale nelle ricostruzioni post-sisma” tenuta dal dr. Marco Neri giovedì 3 marzo 2022 presso l'Auditorium "G. Amato".

Una calamità naturale come un terremoto produce su un territorio urbanizzato un impatto variabile, funzione dell’energia dell’evento naturale e della vulnerabilità dell’edificato. Al sisma distruttivo si risponde in due fasi, con tecniche e finalità diverse: 1) nell’emergenza immediata si opera ponendo in salvo le persone scampate al disastro, recuperando quelle imprigionate sotto le macerie, curando i feriti, ricoverando gli sfollati presso strutture di emergenza, mettendo in sicurezza edifici e manufatti pericolanti; 2) nel post-emergenza sismica, si agisce ricostruendo i manufatti distrutti ed aiutando la popolazione a superare i disagi economici e sociali attraverso contributi di vario tipo (ristori per il patrimonio mobiliare perduto, per le attività produttive, per i traslochi di suppellettili, per contributo di autonoma sistemazione, etc.).

La seconda fase può essere affrontata solo partendo da una conoscenza geologica accurata del territorio colpito dal sisma, capace di individuare eventuali zone particolarmente pericolose dove sarebbe rischioso ricostruire.Immagine_Neri

La ricostruzione post-sisma, infatti, deve rispondere a criteri tecnici rispondenti a norme antisismiche stringenti e può essere operata solo dopo avere realizzato una mappa di pericolosità sismica del territorio che indichi, in ogni punto, se e come riparare o ricostruire l’immobile danneggiato. Infatti, sarebbe illogico, antieconomico e, soprattutto, eticamente discutibile ricostruire un immobile localizzato in una zona sismicamente troppo pericolosa. Per esempio, l’affioramento in superficie di una faglia sismogenetica attiva, ovvero una frattura della crosta terrestre che produce sia il sisma che la dislocazione permanente del suolo, rappresenta un elemento che impedisce la possibilità di ricostruire un immobile danneggiato ubicato sopra la faglia stessa.

 La tecnica della ricostruzione post-sisma, quindi, indica come l’edificio danneggiato può essere ricostruito, ma allo stesso tempo la tecnica antisismica deve anche coniugarsi con l’etica di una ricostruzione che deve allontanare la popolazione dalle zone sismicamente o geologicamente più pericolose.

Ma allora, chi non può ricostruire la propria casa nello stesso luogo, poiché si scopre che il sito è troppo pericoloso, perde tutto? No, non perde tutto. Qui entra in gioco la solidarietà sociale che lo Stato attua consentendo la delocalizzazione dell’immobile danneggiato e la sua ricostruzione in un sito diverso e sismicamente sicuro.

Inoltre, lo Stato deve garantire che il processo di ricostruzione sia rapido, oltre che sicuro, anche attraverso l’adozione di norme semplici ed adottabili in modo omogeneo sul territorio, da applicarsi prioritariamente ai cittadini per hanno perso l’uso dell’unica abitazione in loro possesso (le cosiddette “prime case”) o dell’edificio in cui esercitava un’attività economico-produttiva. Deve, inoltre, contrastare l’impoverimento economico delle zone colpite dal sisma attraverso misure a sostegno della ripresa produttiva e sociale del territorio, facilitando il lavoro di soggetti privati ed Enti che in vario modo partecipano alla ricostruzione (progettisti, ditte esecutrici, Comuni, genio Civile, Soprintendenze, etc.), con l’obiettivo ultimo di garantire al cittadino terremotato il necessario sostegno psicologico, tecnico, economico e sociale.

Infine, ogni azione della Pubblica Amministrazione deputata alla ricostruzione deve essere improntata a criteri di trasparenza, per garantire il monitoraggio continuo delle fasi e dei costi della ricostruzione di ogni singola istanza di contributo, attraverso l’adozione di strumenti informatici utilizzabili dai cittadini.

Dr. Marco Neri

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Foto del socio Giovanni Farinella

(Vedi un breve curriculum e gli incontri del Dott. Marco Neri)


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