castro_tesseraPubblichiamo una sintesi dei due incontri che il Prof. Alfio Castro ha tenuto, presso l’aula magna dell’istituto Ruiz., giorno 24 febbraio e il 6 marzo 2014.

Il primo incontro ha avuto come tema “Dove se n’è andato Dio? […]. Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini” (La gaia scienza) di Friedrich Wilhelm Nietzsche.

La morte di Dio è la fine di tutte le illusioni dell’uomo, con le quali egli crea idoli e miti per dare un senso alla vita e alla morte, ed essere un giorno ricompensato per le proprie fatiche nell’aldilà. La notizia della morte di Dio assume la portata di un evento epocale e coincide con la caduta di certezze che in realtà hanno solo ingannato l’uomo.

castro_2014_1Il mondo stesso giustifica questo evento, perché Dio non può esistere in questa corruzione. La morte di Dio viene annunciata, ne La gaia scienza, da un folle che spinge gli uomini a creare il superuomo, per colmare il vuoto causato dall’umanità. Sono stati gli uomini ad uccidere Dio, ovvero a sopprimere le certezze assolute che li avevano allontanati dalle insicurezze del periodo moderno.

L’uccisione di Dio corrisponde all’eliminazione di una legge sovrumana, e bisogna creare il superuomo che realizzi le leggi che sostituiscano quelle di Dio. La morte di Dio è collegata al concetto di nichilismo: una volta presa coscienza dell’uccisione di Dio, si giunge al nichilismo attivo, che simboleggia la crescita della potenza dello spirito.

In modo particolare alcuni scritti di Lou Salomè sottolineano che “un’indagine corretta su Nietzsche è in effetti nella sostanza un’indagine di psicologia-religiosa e che tutta la sua evoluzione procede in certa misura dal fatto che egli perse la fede, dall’emozione per la morte di Dio…La  possibilità di trovare nelle forme più diverse della divinizzazione di se stesso un surrogato per il ‘Dio perduto’: è questa la storia del suo spirito, delle sue opere, della sua malattia".

“Il sole è già tramontato, ma il cielo della nostra vita arde e risplende ancora di esso, sebbene non lo vediamo più” (Umano, troppo umano I, 223).

Il secondo incontro ha avuto come tema “Il problema di Dio nel pensiero di Jacques Maritain”.

“Maritain, davvero un grande pensatore, maestro nell’arte di pensare, di vivere, di pregare. La sua voce, la sua figura resteranno nella tradizione del pensiero filosofico e della meditazione cattolica”. Questo è il ritratto di Jacques Maritain proposto da Paolo VI, all’indomani della morte, avvenuta il 28 aprile 1973.

Per dare un minimo di ordine all’ampio pensiero di Maritain ci siamo concentrati su due questioni: la prima è in che senso Dio abbia costituito un ‘problema’ esistenziale per Maritain; la seconda è in che mondo il ‘problema di Dio’ abbia rappresentato il ‘perno’ attorno a cui è ruotata un po’ tutta la sua riflessione filosofica, ma anche politica.

Dio come problema esistenziale: lo snodo della ‘conversione’.

Jacques Maritain  è ricordato come uno dei ‘grandi convertiti’ del Novecento.

Dalla sua biografia si evince che Dio non è il ‘problema’ di Jacques e la moglie Raissa, mentre lo sono ‘le porte della morte’. Questo problema angosciante, da cui era impossibile evadere, inizia ad essere affrontato in maniera diversa a partire la riscoperta della carica rivoluzionaria dei Vangeli.

Dio quindi non rappresenta un ‘problema’ in Maritain, ma piuttosto la risposta ad una pluralità di provocazioni che la vita stessa gli aveva posto in quei primi anni del Novecento.

Lo snodo della conversione è allora molto importante, perché fa comprendere che il lavoro intellettuale di Maritain  è un continuo percorso di confronto con le domande che salgono dall’esperienza. Attorno a questa alternativa il pensiero sosta e poi si sviluppa.

In tutti i casi l’alternativa rimane sempre la medesima, tra il fondare l’esistenza su se stessi (come Nietzsche) e sulle proprie risorse - correndo il rischio dell’idolatria  - o il fondare l’esistenza sulla relazione e sulla promessa di Dio.

Il ‘problema di Dio’ in Maritain non è solo quello filosofico ‘dell’esistenza di Dio’ quanto piuttosto quello del ‘volto di Dio’: la questione non è se la persona creda in Dio, ma quale sia il volto del Dio a cui si affida.

“Se un tempo bastavano cinque prove per l’esistenza di Dio, oggi l’uomo le ritiene insufficienti e ne vuole una sesta, la più completa, la più autorevole: la vita di coloro che credono in Dio” J. Maritain.castro_2014_2

Ora, Maritain ha lottato tutta la vita per tenere insieme questa grande intuizione che pone la fede come punto di partenza esistenziale e la ragione come l’esigenza dell’uomo di addentrarsi sempre di più in una comprensione riflessiva della propria opzione fondamentale.

Così ci ha salutato J. Maritain prima di ritornare alla casa del Padre: “Vado verso la mia benedetta Raissa, come l’uccello verso il suo nido, come la rosa verso il sole, come l’anima assetata verso le fonti della vita”.

Alfio Castro


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