Antologia di pensieri e ricordi in prosa

Questa rubrica raccoglie gli scritti di prosa ricordi o racconti dei soci-alunni dell'Unitre.

 

 


presidente_3Desidero condividere, con gli amici e compagni di classe della nostra Associazione, le mie motivazioni sottostanti gli auguri già espressi in occasione della conviviale natalizia e successivamente scritte.

Attingendo a  quanto il grande Benigni ci ha trasmesso tramite il suo eccezionale e brillante commento ai Dieci Comandamenti, prima di formulare i miei più lieti auguri per le prossime festività, e per darne maggiore senso, ho già condiviso e qui ribadisco, il valore di Dio, dell’anima e dell’amore secondo  il pensiero di due grandi santi del passato e sempre attuali: S. Agostino e S. Giovanni della Croce.

S. Agostino, toccato nell’intimo dall’amore di Dio, mentre conduceva una vita dissoluta e tormentata nello spirito, intuisce che Dio è dentro di sé, e così scrive nelle sue Confessioni:

“Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato.
Ed ecco tu eri dentro di me ed io fuori.
Lì ti cercavo.
Deforme mi gettavo su queste cose belle che hai creato.
Tu eri dentro di me, ed io non ero con te.
Mi trattenevano lontano le tue creature,
inesistenti se non esistessero in te.
Mi hai chiamato e il tuo grido ha sfondato la mia sordità.
Hai balenato e il tuo splendore ha dissipato la mia cecità.
Hai sparso la tua fraganza, ed io l’ho respirata ed ora anelo a te.
Ti ho gustato, ed ora ho fame di te.
Mi hai toccato, ed ardo dal desiderio della tua pace”.
                                                                                  (S. Agostino, Confessioni  X. 27,38)

San Giovanni della Croce, vissuto nel 1500, ancora oggi il più grande lirico di poesia mistica, così scrive della nostra anima, della quale il Benigni diceva “essere rimasta indietro”, nella corsa dell’umanità diventata sempre più disumana, ma molto avanti tecnologicamente

Oh anima bellissima fra tutte le creature, che tanto brami di sapere dov’è il tuo Diletto per incontrarlo e unirti con lui, ormai ti vien detto che tu stessa sei la stanza in cui dimora e il nascondiglio dove si cela. Ben puoi rallegrarti sapendo che tutto il tuo bene, l’oggetto della tua speranza, ti è così vicino da abitare in te o, per meglio dire, che tu non puoi stare senza di lui”.

Se non ci riappropriamo del nostro spirito, della nostra anima con quello che essa è e che meravigliosamente e misteriosamente ospita, la Santissima Trinità, difficilmente possiamo condurre una vita serena, pur nelle difficoltà, nelle avversità, nelle malattie, nei lutti, nelle separazioni, ecc..ecc…

Chi veramente desidera, con cuore sincero e umile, un intimo rapporto di unione con Dio, fin da questa vita, non si accontenta di sapere dove cercarlo; vuole qualcosa di più: vuole trovarlo. Perciò si rivolge al Santo con una domanda precisa:

“Dato che colui che io amo è dentro di me, perché non lo sento e non lo trovo?”

La risposta del Santo presenta tutto un piano di conquista.

“La causa è che egli sta nascosto, e tu non ti nascondi al pari di lui per trovarlo e sentirlo.
Chi cerca una cosa nascosta deve penetrare fino al nascondiglio dove essa sta e, quando la trova, anch’egli è nascosto come quella.”

Per trovarlo bisogna andare dove egli sta, sottraendoci a una eccessiva immersione nelle creature.

Leggiamo gli insegnamenti del Santo:

“Giacchè l’amato tuo sposo è il tesoro nascosto nella vigna dell’anima tua…….bisognerà che anche tu, dimenticando tutto e allontanandoti da tutte le creature, ti nasconda, per trovarlo nell’intimo ritiro del tuo spirito. Qui, serrata la porta dietro di te, cioè chiusa la volontà ad ogni cosa, pregherai nel nascondimento il Padre tuo, e allora nel nascondimento lo sentirai e lo amerai e lo gusterai di nascosto, ossia in maniera superiore ad ogni espressione e sentimento umano”.

S. Teresa d’Avila, mistica, dottore della Chiesa, contemporanea e amica di S. Giovanni della Croce, ci insegna che la preghiera, "intesa come colloquio con il Padre”, è la chiave per entrare nel segreto della nostra anima, del nostro spirito e lì poterci “intrattenere con Colui di cui sappiamo di essere amati”.

La fede e l’amore, dice Giovanni della Croce, “ti condurranno per vie a te ignote, al nascondiglio di Dio. Infatti la fede…..è simile alle gambe delle quali l’anima si serve per andare verso Dio, e l’amore è la guida che ve la conduce” (C. 1,11).

Se il grande atto della fede è credere all’amore di Dio, il grande atto dell’amore è impegnare la vita a ricambiare l’amore di Dio.

Toccato nell’intimo da Dio, Agostino ha cambiato radicalmente la sua vita: la fede e l’Amore verso Dio e verso il prossimo lo hanno trasformato nel modo che tutti conosciamo, così da farli esclamare: “Oh Signore, il mio cuore non ha pace se non riposa in te!”

                                Il presidente
                        Giuseppe Caramagno       

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